Tre domande fondamentali

Sono da tempo convinto che viviamo in una delle epoche spiritualmente più ignoranti della storia. Ogni epoca prima di noi sembra avere più saggezza e più connessione con la vita rispetto a noi oggi in occidente.

Che risposte riceveremmo se uscissimo per strada per chiedere a persone scelte a caso: "Da dove viene lei, spiritualmente? Dove va dopo la morte? Perché è qui, incarnato adesso qui?"

Sono sicuro che ci sarebbero risposte di tutti i tipi anche molto sagge ma - in genere - un grande ignoto, un vuoto, resti di religiosità cristiana, disorientamento, stupore per anche solo farsi la domanda, qualche vaga intuizione di qualcosa di più grande, materialismo, negazione mentale di ciò che non si vuole vedere o bla-bla spirituale, balle new age. Quante persone darebbero le risposte con una gioiosa sicurezza di cuore, con la serena stabilità della certezza basata su propria esperienza di vita e di pratica spirituale? 

Viviamo in un mondo di bambini in corpi adulti, persone che sembrano adulte ma sono identificate con un bambino interiore sofferente e bisognoso che li controlla con automatismi emotivi di sofferenza e con strategie di adattamento per ottenere almeno briciole d'amore sotto il tavolo della vita veramente adulta: quella libera e felice.

E sto parlando di te e me. Più senti che si tratta di altri qui più è sicuro il contrario...

Un adulto non può vivere senza risposte alle tre domande menzionate sopra perché un adulto si assume la responsabilità (rispondere, risposte) della sua vita. Una bambina non lo deve fare. Può anche non rispondere, può non occuparsi delle risposte, non può e non deve assumersi ancora la responsabilità della sua vita.

In epoche più sagge c'erano rituali d'iniziazione. Un ragazzo che diventa uomo ha bisogno di entrare formalmente nel mondo degli uomini, ha bisogno di superare una qualche prova pericolosa e/o dolorosa per poi essere accolto solennemente nella cerchia degli uomini della sua comunità. Una ragazza che diventa donna ha bisogno di essere accolta dalle donne in un atto formale, sacrale, spirituale, cioè di connessione (re-ligio) con la vita.

Con l'iniziazione il/la giovane viene accolta e inserita nella comunità come uomo/donna a pieno titolo, con completa libertà e illimitato potere sulla sua vita: I genitori perdono in un momento ogni diritto di potersi ancora esprimere sulla vita del giovane (è noto che antiche culture consideravano l'iniziazione come la morte dei figli). Il passo fatto è irreversibile, non si torna indietro all'infanzia. Si è pienamente responsabili e la comunità si aspetta il tuo contributo in termini di saggezza, amore, cura per la difesa, nutrizione e continuazione della tribù. 

Con l'iniziazione si stabilisce chiaramente un prima e un dopo. Dopo l'iniziazione l'assunzione della piena responsabilità della propria vita è ovvia e con ciò la necessità per la persona neo-adulta di rispondere alle domande fondamentali della vita perché altrimenti manca ogni motivazione, ogni senso, significato e direzione.

E mi sembra che proprio quella sia la situazione di tante persone oggi che non ci darebbero risposte chiare alle tre domande sopra perché la responsabilità è delegata ad altri. Chi mi fa soffrire? La situazione, la ditta, il capo, lo stato, il governo, il mondo, gli altri, il sistema, il corpo, la malattia, i medici, i politici, mia sorella cattiva, il mio passato e il cambiamento climatico - tutti hanno la colpa del mio malessere, solo io non c'entro, sono la vittima, mi lamento e richiedo soluzioni da altri. 

Oggi possiamo recuperare la saggezza antica della "Sacra distinzione" tra vita infantile e vita adulta. Il giorno 8 febbraio svolgeremo una giornata di pratica su questo tema con possibilità di partecipare di persona a Lugano o online. Informazioni di dettaglio seguiranno. Ma una cosa è sicura: Svolgeremo il tuo rituale d'iniziazione, celebreremo la tua entrata nella vita adulta con un rituale e recupereremo questa antica saggezza. C'è un passo da fare: un passo definitivo e risolutivo. Il passo dal "richiedere" del bambino al "decidere" dell'adulta. 

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L’essere umano vuole meditare