Tutto è decisione

Quando sento dire “mi è capitato…”, “mi è successo…”, “è arrivata questa cosa…” so che abbiamo a che fare con una pericolosa illusione: l’illusione che qualcosa in questo universo possa NON essere decisione.

Tutto è decisione. Decisione tua, di qualcun altro o della vita stessa.

E quando non decidi tu qualcun altro o qualcos’altro decide per te.

Niente arriva. Niente succede. Niente cade dal cielo.

Sei un essere umano. E con ciò sei un essere straordinario su questo pianeta. Un cane, una formica, un gatto potrà sempre solo vivere come cani, formiche e gatti hanno sempre vissuto e come sempre vivranno. Tu, invece, sei completamente diverso/a. Hai il potere di decidere, di creare, di manifestare. Con questo potere sei un essere mezzo divino, un semidio e sei invitato, fortemente invitato e in un certo senso costretto ad usare questo tuo potere straordinario.

Questo tuo dono divino della creatività, del potere decisionale, della possibilità di contribuire alla creazione di questo mondo non è solo un privilegio ma comporta anche un impegno e, se va male, una specie di maledizione.

Quando ti sottrai a questo tuo potere e a questo tuo compito del potere decisionale si crea una situazione nella quale lasci decidere gli altri e ti sottometti alle loro decisioni. Hai commesso l’unico peccato che la semidea non deve commettere: far finta di essere un cane, una gatto o una formica - senza vero potere e soggetto alle condizioni esterne create da altri o dalla vita stessa.

La vittima spera. L’artefice decide.

Hai iniziato il tuo percorso in questa vita senza potere. Quando eri bambina non avevi potere e sono “arrivate “ e “successe” cose che dovevi accettare così com’erano. Altri decidevano e ti dovevi adeguare alle loro decisioni. E siccome da esseri umani impegniamo ca. 20 anni o ca. 25% del tempo di vita solo per diventare autonomi oggi da adulti l’abitudine di sentirci vittima è forte. 

Ma non sei vittima. Non lo sei per niente. 

Il passaggio dall’atteggiamento della vittima a quello dell’artefice “libero e felice” avviene nell’imparare ad amare noi stessi. E non intendo che ti auguri che “ti capitano” cose belle, quello non è amore per te stesso, quello è di nuovo vittimismo infantile.

Amare noi stessi vuol dire amare la nostra parte ferita, la bambina interiore che crede di non aver potere (perché non l’ha mai avuto) e che ha bisogno di un’adulta oggi che la abbraccia e che … decide.

Ti propongo di far attenzione al verbo “sperare” o al sostantivo “speranza”. Si tratta di parole avvelenate e pericolose, in forte contrasto con la verità profonda.

Conviene invece imparare gradualmente a sviluppare l’artefice in te che non solo reagisce a condizioni esterne o create da altri ma che agisce manifestando il suo mondo con le sue decisioni. Decisioni che non derivano dal tuo “volere” ma dal tuo essere. Sei un’essere divino e allo stesso tempo terreno. Nella manifestazione consapevole della TUA vita esprimi la tua parte divina. E ti sei incarnato per quello.

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Il taglio che unisce